Terroir
Grancona è un piccolo comune dei Colli Berici e i Colli Berici sono un’isola collinare di origini marine, emersa circa 6 milioni di fa da un fondale ricco di carbonati. Siamo all’incirca nel mezzo della linea che congiunge Verona con Vicenza. Proseguendo sulla stessa linea si arriva velocemente a Venezia, attuale limite di quello stesso mare dal quale nel Pliocène si sono elevate queste colline.
Se restringiamo l’obiettivo possiamo trovare, non lontano dalla vecchia chiesa di Grancona, una casa antica, fatta di sasso e polvere di pietra mista a calce. E’ appena sotto la sommità di un colle ora rimboschito. E’ invisibile alla vista di chi percorra le strade che le girano attorno ed è sommamente tranquilla e silenziosamente stabile nel suo fianco di collina che guarda Montebello.
Nelle pertinenze di questa casa antica, tra alcuni boschetti di carpini roverelle ed orni, nel 2004 abbiamo sostituito un vecchio ma dignitoso vigneto di pinot grigio con un vigneto più moderno, ad impianto mediamente fitto e impostato a basse rese; merlot, cabernet sauvignon carmenère e sauvignon bianco sono state le nostre scelte iniziali. Poi è arrivato un po’ di incrocio Manzoni, non ancora produttivo, che andrà, insieme al Sauvignon bianco a comporre Biancorigoni. Tutto il resto, in proporzioni variabili, diventa Rossorigoni.
I nostri vini
Due.
Rossorigoni: a base Merlot Carmenère e Cabernet Sauvignon. Non necessariamente presenti tutti. Certamente il Merlot, la base. Siamo convinti che i Colli Berici siano una grande terra da Merlot, vitigno molto sottovalutato anche se protagonista di alcuni fra i vini più famosi e costosi del mondo. I Colli Berici, a sostrato calcareo, tendono il Merlot tra una struttura solida, tannica, a tratti cupa e carnosa e un’eleganza fatta di frutti di bosco e foglia di pomodoro fresca. Il Carmenère, dal grappolo spargolo e poco produttivo, fornisce un corredo di profumi speziati con base sul pepe verde e modula verso il basso l’acidità. Il Cabernet Sauvignon infine fornisce la forza, all’inizio bruta e col tempo sempre più delicata e sottile. Rossorigoni chiede pulizia e non ama gli estranei: al momento non usiamo legno di alcun tipo. Solo acciaio e un lungo affinamento in bottiglia. Poi si vedrà. Tappo in sughero monoblocco.

Biancorigoni: a base Sauvignon. Piantato in una valletta poco esposta e fresca, facciamo ogni sforzo per gestire al meglio questa difficile e particolare varietà in modo da avere un vino più minerale che profumato, più di terroir che di varietà, più di austerità che di opulenza. Ma il gioco non è facile. Il Sauvignon è un vitigno autarchico che inganna per via del suo carattere semiaromatico. Vinifichiamo una piccola massa in barrique e il resto in acciaio. In tal modo cerchiamo di modulare la sferzata tagliente che il solo acciaio darebbe al vino. Poi aspettiamo. Produciamo per bere fra almeno tre anni. Tappo tecnico, cioè in particolato di sughero unito a sfere di silicone. Questo perché preferiamo che il vino, una volta in bottiglia, limiti al massimo il contatto con l’ossigeno. Ci piacerebbe il tappo a vite ma in Italia non è amato. Abbiamo in progetto di inserire una parte di Incrocio Manzoni in Biancorigoni. Vi faremo sapere.
Al momento vendemmiamo e vinifichiamo insieme Merlot e Carmenère, se il tempo ce lo concede. Poi lasciamo in acciaio. Il Cabernet Sauvignon, più tardivo come maturazione, viene vendemmiato e vinificato a parte, poi segue la stessa via degli altri due. Alla fine facciamo il blend. Usiamo come base l’uvaggio dei Merlot e Carmenère e poi, eventualmente, aggiungiamo il Cabernet Sauvignon. L’obiettivo è quello di avere un vino equilibrato, forte ma non troppo concentrato. La nostra convinzione è che, pur essendo ” vicini di casa” di vini rossi ormai famosi in tutto il mondo, l’amarone per dirne uno, “noi” dei Colli Berici dobbiamo seguire la strada dell’eleganza naturale, dobbiamo cioè sfruttare le potenzialità dei terreni calcarei: corpo, morbidezza, colore, frutto e alcool. Possibilmente senza forzare le uve con appassimenti e limitando la botte alle annate di maggiori concentrazioni tanniche. Se vogliamo fare un nome anche qui, possiamo pensare alle produzioni di una cantina mitica ora non più in produzione: Villa Del Ferro – Lazzarini.
Non abbiamo optato per il vitigno autoctono per eccellenza: la garganega. Perchè qui vorremmo giocare il nostro bianco su alcune sfide: quella del Sauvignon e quella del vino di lunga durata. La prima sfida si gioca in pianta: abbiamo scelto un clone difficile, con una vigna lenta, tarda a germogliare, con forte inclinazione per i colpi apoplettici. In cambio abbiamo un uva che, se raccolta nei giusti tempi, ci garantisce mineralità e un bouquet di profumi contenuti, suadenti, accennati e nonostante questo profondi. Un qualcosa che potrebbe far pensare a un pinot nero, nello stile di porgersi. Però qui abbiamo un semiaromatico, cosa che di certo non è il Pinot Nero. E quindi dobbiamo contenere la vocazione di queste uve al varietale per orientarle a quell’evoluzione che poggia su tre pilastri: una buona acidità, una buona alcolicità e un lavoro di grande pulizia in cantina. Sappiamo di giocare fuori casa, anche se, nei Colli Berici, un certo amore per il Sauvignon c’e e ne abbiamo alcuni esempi superlativi che, contattandoci... vi riveleremo.
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